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Associazioni in collaborazione con la Proloco

La Storia di Velletri

    panorama-velletri

    Velletri, l'ultimo dei Castelli Romani raggiunto dalla via Appia, si adagia tra castagneti e vasti vigneti sulle falde del Monte Artemisio. Dista circa 40 km a sud-est di Roma, sita a circa 385 m s.l.m.

    Centro grande e popoloso, (Comune di 113,21 km², con circa cinquantamila abitanti) dalle antiche tradizioni e dalla storia millenaria, è famoso per le cantine e i vini prelibati. Di sicuro interesse i singoli monumenti medievali e le testimonianze dell'esperienza comunale visibili nel centro storico: La Porta Napoletana, sede di mostre ed esposizioni; la Torre del Trivio, il Palazzo dei Conservatori e la Piazza del Comune, posta al sommo dell'abitato, da dove una splendida vista arriva fino al mare ed alle Isole Ponziane.

    A poca distanza del centro abitato si possono effettuare escursioni naturalistiche, nel verde del Monte Artemisio, alle sorgenti di Turano, acqua "Donzella" e "Marcaccio".

    Il clima mite, anche se piovoso, e la natura vulcanica del terreno rendono particolarmente ricca la vegetazione: fecondi vigneti e oliveti, grandi boschi di castagno, fertili frutteti, variegate camelie rendono Velletri una delle più verdi città d’Italia.

    Durante il periodo preistorico fu abitata dall’ “homo sapiens neandertalensis”; le testimonianze della presenza umana risalgono al Paleolitico Medio (60.000 ÷ 50.000 anni fa), e sono costituiti da manufatti litici su selce e ciottolo. Gli studi moderni fanno ritenere che la fase urbana dell’antica Velitrae risalga alla fine del VII Secolo a.C. o all’inizio del successivo.

    Anticamente è stata certamente abitata dagli Etruschi, poi dai Volsci e successivamente dai Romani.

    Conquistata da Roma durante la guerra latina al tempo di Anco Marzio, la città con nome Velester venne sottomessa nel 338 a.C. e trasformata in municipium con il nome di Velitrae.

    Velletri ha dato i natali alla gens Ottavia, da cui discende l’imperatore Augusto. Fiorente città in epoca imperiale. Numerosissime infatti,le testimonianze di età romana presenti nel territorio veliterno: tra questi, di grande rilievo sono i resti delle “Ville”, dove i patrizi romani, proprietari di vasti terreni, trascorrevano le loro vacanze. Venne, in seguito, devastata dai visigoti e dai Goti nel V secolo..

    Velletri riuscì a mantenere la sua indipendenza sia dalla Chiesa, attraverso il Vescovo Cardinal Decano del Sacro Collegio che limitava la libertà in campo ecclesiastico, sia dall’Impero. Principio che venne consacrato nel motto riportato nello stemma comunale “Est mihi libertas papalis et imperialis”, una libertà conquistata con orgoglio e sacrificio. Velletri si governava con i propri rappresentanti e si difendeva con sue milizie. Riuscì a mantenere l’indipendenza e l’unità, soprattutto nei confronti delle città confinanti i cui baroni come i Savelli , gli Orsini, i Colonna, i Caetani, i Frangipane, tentarono più di una volta di impossessarsi dei suoi territori, nonostante i veliterni fossero divisi in fazioni politicamente contrapposte: le Pecore fedeli al Papa e i Lupi seguaci dell’Imperatore.

    Verso il 1240 la città di Velletri dovette istituire un’autorità che potesse decidere unilateralmente. Venne creata la carica del Podestà, che affievolì quella dei Consoli.

    Velletri per molti anni, grazie alla fedeltà alla Santa Sede, ottenne favori e privilegi dai Papi e potè rimanere una città indipendente.

    Nel 1512 il governo della città passò ai Priori, che sostituirono i Podestà. Seguì un lungo periodo di pace e di prosperità economica. I Priori nel 1738 vennero sostituiti da tre Conservatori che amministravano la città, insieme al Consiglio, sotto la sorveglianza del Vice Governatore rappresentato dal Vescovo.

    Il territorio di Velletri nel 1744 fu testimone di episodi bellici che vide fronteggiarsi gli eserciti degli alleati spagnoli e napoletani contro gli Austriaci. Questi, però vennero respinti fuori le mura della città e Carlo III riuscì a salvare il suo regno.

    Gli echi della Rivoluzione francese si avvertirono anche a Velletri e nel 1796 i veliterni, guidati dal sacerdote Dioniso Pagnoncelli, insorsero contro i Priori e la nobiltà locale. Due anni dopo veniva proclamato decaduto il regime pontificio e instaurata la democrazia

    Nella piazza del Comune venne innalzato “l’Albero della Libertà”, e vennero aboliti i titoli nobiliari, venne poi distrutta la statua di bronzo del Bernini, raffigurante  il papa Urbano VIII.

    Nel 1809 Napoleone, dopo aver occupato il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio, divise il territorio in vari dipartimenti. Velletri divenne capoluogo della Provincia di Marittima, che comprendeva 45 Comuni. Il Papa Pio IX abbandonò Roma e si rifugiò a Gaeta.

    Il 19 Maggio del 1849 a Velletri si combattè una battaglia che vedeva coinvolti l’esercito di Garibaldi e le truppe di Ferdinando II re delle due Sicilie. Nonostante la vittoria di Garibaldi, la Repubblica Romana venne respinta dai francesi. Il Papa tornò a Roma e le città che si erano distaccate furono riannesse nello Stato Pontificio.

    Nel 1875 Garibaldi venne in visita a Velletri, accompagnato dalla moglie e dai figli e venne acclamato cittadino onorario. Dalla sua residenza a Caprera Garibaldi scrive una lettera di ringraziamento definendo Velletri la sua seconda terra natia, commosso di appartenere alla cittadinanza veliterna.

    Nel 1863 Pio IX ( Papa Mastai) arrivò a Velletri attraverso la ferrovia, inaugurata nel 1862, che egli aveva tanto voluto e che agevolava le comunicazioni con Napoli, dando maggior prestigio alla città.

    Con la fine dello Stato della Chiesa Velletri cessò di essere capoluogo della Provincia di Marittima. Dopo qualche anno di crisi dell’economia locale Velletri si riprende, divenendo una delle principali produttrici di vino, destinato maggiormente al mercato romano.

    L’ultimo conflitto mondiale ha duramente provato la città, distruggendo molti monumenti e palazzi, disperdendone anche le ricche collezioni d’arte. Numerose le vittime umane. 

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