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Il Monte Artemisio

    Un sentiero del Monte Artemisio

    L’Artemisio suscita, per importanza storica ed archeologica, per bellezza e ricchezza naturalistica e paesaggistica un interesse che va ben al di là della realtà della città e dei  suoi abitanti, ma è anche un “fatto storico” come direbbe l’archeologo Giorgio Manganello, con siti storico- archeologici, botanici, zoologici da salvaguardare e valorizzare.

    Questo monte è oggetto di tutela all’interno del Parco dei Castelli Romani,  Sito d’Importanza Comunitaria.

    Chi decidesse di conoscere questa montagna attraverso delle facili passeggiate, si imbatterebbe spesso attraversando i boschi cedui di castagno con querce e faggi, in numerose fonti e fontanili.

    Vi sono fonti dell’Artemisio dai nomi pittoreschi quali Marcaccio, Acqua Donzella, Molara e Fossata, del Turano e la fonte Donzelletta e quelle con nomi più tradizionali come Fonte dei Ferrari, di San Bartolomeo.

    Il Monte Artemisio, rappresenta una parte dell’antica caldera dell’antico Vulcano laziale, quella esposta a sud. La formazione è avvenuta durante la prima fase dell’evoluzione del Vulcano laziale, circa 600 – 500 mila anni fa.

    I vari rilievi sono: Monte Spina, Maschio dell’Artemisio, Monte dei Ferrari, Monte Peschio, Maschio D’Ariano,Monte del Vescovo, si sviluppano lungo un asse Sud – Ovest _ Nord – Est, con una altezza che varia dai 700 ai 900 metri circa. La punta più elevata è il Monte Peschio con 939 metri.

    Il luogo, oltre ad avere un interesse naturalistico, ha anche una valenza storica ed archeologica. Fin dai tempi più antichi, questi rilievi sono stati frequentati dall’uomo. Da sempre quindi, è stato luogo di controllo strategico dell’area dei Colli Albani e delle vie di comunicazioni con l’Italia Meridionale. Nella zona del Maschio dell’Ariano, lungo le sue pendici, vicino alla sorgente dell’acqua Donzella, sono stati trovati insediamenti risalenti all’età del ferro e della Roma Repubblicana del III sec. a. C.

    Lungo il sentiero che porta al Maschio vi sono dei resti di tombe dell’età romana e medioevale. Quasi alla sommità del Monte si possono osservare resti dell’Oppidum” di età arcaica (VII . IV sec. A.C) e del Castello medioevale distrutto dai veliterni nell’ottobre del 1433.L’intervento umano ha mutato fortemente i caratteri originari della vegetazione. Il castagno coltivato ha sostituito la faggeta e il bosco misto (Quercia, tiglio, Acero).  Nella parte più alta del Maschio dell’Ariano si trovano ancora faggi allo stato arbustivo.

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